La Dieta Naturale dell'Uomo
Pagina: 1/4
L'alimentazione Fruttariana
A cura del Prof. Armando D'Elia
Per una corretta comprensione dell'argomento di questa relazione occorre fare
uno sforzo su sé stessi: si devono, cioè, lasciare da parte tutte le teorie e
le ipotesi sull'alimentazione dell'uomo preistorico che grosse forze economiche
ed una scienza asservita al potere e al profitto hanno cercato di farci
accettare a tutela di determinati interessi.
Si deve invece cercare di dare
risposte soddisfacentemente accettabili agli interrogativi che certamente
suscita tale tema, utilizzando
il buon senso, la logica elementare e i nostri orientamenti istintivi
: sono, questi, tre semplici ma potenti strumenti di indagine di cui tutti
disponiamo e che dobbiamo rivalutare ed usare con determinazione.
Occorre partire da un dato di fatto incontestabile: i nostri antichi
progenitori non erano carnivori, non erano erbivori, non erano onnivori, erano
semplicemente dei fruttariani e lo furono per moltissimi anni, i primi della
loro esistenza. Essi, non ancora bipedi, vivevano sugli alberi della foresta,
che dava loro l'unico cibo al quale la specie umana è biologicamente adatta,
cioè la frutta succosa e dolce, che ancora oggi istintivamente appetiamo e
cerchiamo da piccoli finché conserviamo i nostri sani istinti alimentari.
Quindi noi tuttora nasciamo fruttariani, non ci sono dubbi, non ce ne possono
essere, da bambini desideriamo e rubiamo la frutta, non la carne, non la
verdura, essendo attirati unicamente dal cibo più confacente alla nostra
struttura fisiopsichica e quindi nutrizionalmente ottimale, come l'anatomia
comparata, la fisiologia comparata ed altre discipline scientifiche comprovano.
Indubbiamente, per ogni specie animale esiste un cibo adatto, più di qualsiasi
altro, a quella specie e la frutta succosa e dolce è, appunto il cibo più adatto naturalmente alla specie umana.
Scientificamente questo è spiegabile facilmente dato che esiste una stretta
relazione, profonda ed atavica, tra un certo tipo di alimento e la struttura
anatomo-funzionale dell'animale che di esso si nutre; tale relazione
costituisce garanzia di conservazione e di salute per quell'organismo, il
quale, pertanto, è, ovviamente, attratto "istintivamente" da quello specifico
alimento. Quell'organismo è, in conclusione, predisposto, per legge naturale,
in modo ottimale, alla ingestione e alla digestione di quell'alimento
soprattutto e più di ogni altro alimento.
La terminologia è importante; deve essere quanto più possibile esatta, per
evitare confusioni, errori di valutazione, interpretazioni fuorvianti,
conclusioni sbagliate.
Detto questo, ecco che sorge qui la necessità di fare chiarezza sulla
differenza tra "fruttivoro" e "fruttariano" e tra "fruttivorismo" e
"fruttarismo".
Parliamone, quindi.
Il termine "fruttivorismo" indica un generico "mangiar frutta"; pertanto
"fruttivoro" è "chi mangia frutta". Orbene, se pensiamo che esistono popoli che
non conoscono l'uso alimentare della carne e dell'olio, o del pane, o del latte
non umano, ma che (significativamente!) non esiste alcun popolo che ignori la
frutta come alimento, allora TUTTI gli abitanti della Terra si potrebbero
qualificare "fruttivori", anche se assieme alla frutta mangiano altro?
CERTAMENTE.
Ma quei fruttivori che sono finalmente riusciti ad individuare nella frutta il
proprio UNICO e duraturo alimento, ripristinando felicemente l'alimentazione
naturale dei nostri antenati, sono dei fruttivori particolari che occorre
distinguere dagli altri fruttivori chiamandoli "fruttariani" e chiamando
"fruttarismo" il modello alimentare da loro raggiunto. Non sarebbe errato
quindi dire che i fruttariani sono dei "fruttivori fruttariani".
In conclusione, tutti i fruttivori e quindi indistintamente tutti gli uomini
della Terra sono potenzialmente dei futuri fruttariani in quanto tutti
inevitabilmente, più o meno tardi e più o meno velocemente, approderanno
(questo è il vero progresso!) al fruttarismo, ambita meta di tutta l'umanità,
impegnata ormai nel lungo viaggio di ritomo alla alimentazione naturale, che ha
intrapreso molti millenni fa.
E', questo, un viaggio lunghissimo, ma che verrebbe enormemente accelerato se
da bambini fossimo lasciati liberi di crescere nutrendoci solo con la frutta,
unico alimento che l'istinto ci suggerisce e che ambiamo mangiare e non fossimo
invece soggetti alle pressioni deviatrici dei genitori, di coetanei gi
viziati, di pediatri che, ignoranti o venduti all'industria, influenzano
purtroppo le cure parentali. Ancora qualche nota di terminologia per affermare
che si può validamente usare il termine "frugivoro" quale sinonimo di
"fruttariano", come autorevolmente confermano il glottologo Pianegiani nel suo
"Dizionario etimologico della lingua italiana" ed il linguista Webster nel suo
"New International Dictionary". Va ricordato anche che la radice etimologica di
FRUCTUS è la medesima di "frugale" e quindi di "frugalità", per indicare un
modello di alimentazione sobrio e limitato a modeste quantità di prodotti della
terra, il che torna a lode del vegetarismo e, naturalmente, del fruttarismo. C'è
chi, facendo leva sul fatto che FRUGES (latino) significa "frutti", ma
significa anche "biade", sostiene, più o meno artatamente, che il termine
"frugivoro", se si privilegia tale secondo significato e se ci si riferisce
all'uomo, giustifica il ricorso alimentare ai cereali da parte dell'uomo stesso.
Una simile tesi è però scientificamente insostenibile per molti motivi e
soprattutto per i seguenti, da tenere sempre presenti:
-
I cereali danno dei frutti secchi (cariossidi) che, se interi, sono inadatti ad
alimentare l'uomo mentre sono adatti, per esempio, a nutrire uccelli granivori,
che sono fomiti di un apparato digerente appositamente strutturato per la
digestione di questi frutti/semi delle graminacee (famiglia alla quale
appartengono i cereali) e ben diverso da quello umano. L'uomo soltanto
ricorrendo ad artifici riesce ad utilizzare i cereali: con la MOLITURA e poi
con la COTTURA, ricavando alla fine dei prodotti morti, privati, fra l'altro,
del corredo vitaminico.
-
All'uomo si addicono solo i frutti crudi (cioè "vivi"), carnosi e dolci, che
costituirono - si ripete - la sua unica fonte di alimentazione nella preistoria
e che contengono più o meno la stessa percentuale media di acqua presente nel
corpo umano (65%).
-
La digestione degli amidi dei cereali è particolarmente onerosa in quando a
dispendio energetico e alla fine approderà alla formazione terminale di
monosaccaridi (cioè zuccheri semplici, come, per esempio, il glucosio) che
troviamo già presenti, pronti ad essere assorbiti senza fatica, nella frutta
carnosa e dolce.
Se, invece, si fa riferimento non all'uomo come fruitore di cereali, ma ad
altri animali, l'affermazione secondo la quale è corretto l'utilizzo alimentare
dei cereali è scientificamente valida. Del resto si è già visto dianzi che per
gli uccelli granivori le cariossidi (integre) dei cereali costituiscono cibo
adeguato. Lo precisa attenzione! - lo stesso glottologo Pianegiani (prima
citato) il quale ci dice che FRUGES con il significato di "biade" si addice
"propriamente alle bestie", intendendo evidentemente per "bestie" gli animali
non umani e particolarmente gli erbivori, i quali infatti usano le biade come
foraggio e per i quali quindi è giusto dire (come, sempre il Pianegiani dice)
che "si pascono" di biade.
Poiché questo paragrafo fa parte di un lavoro imperniato sulle proteine
nell'alimentazione umana, uno dei punti qualificanti è senza dubbio quello che
riguarda le proteine della frutta, che costituirono per millenni l'unico cibo
dell'uomo preistorico. L'uomo, però, ad un certo momento del suo passato
preistorico divenne carnivoro e la carne, si sa, è un alimento eminentemente
proteico, che continua ad essere presente nella comune dieta di gran parte
dell'umanità.
Quale abisso tra l'uomo preistorico fruttariano testà descritto e l'attuale
uomo carnivoro! perchè l'uomo divenne carnivoro! Cerchiamo di rispondere a
questo inquietante interrogativo nel seguente paragrafo.