Agonismo per bambini e adulti

Questo è lo spazio dedicato a coloro che sono sportivi che praticano la dieta di Ehret.

Moderatore: luciano

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luciano
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6 maggio 2007, 10:56

Nessun essere è uguale a un altro. Inevitabilmente ci sono individui che hanno delle caratteristiche che permettono a loro di eccellere in un campo piuttosto che in un altro. In poche parole vincono rispetto a chi non ha le loro doti. Così pure nello sport.

Ognuno comunque può risvegliare delle caratteristiche che considera desiderabili. Geni si nasce ma anche si diventa. Dipende da quanto si è interessati e da quanto ci si vuole applicare.

Il problema sta nel "non saper perdere" ma anche nel "non saper vincere".
Se chi vince si sente tronfio, apre la ruota del pavone gode degli applausi che gratificano il suo io e si ritiene "il migliore" invece di considerarsi un esempio delle potenzialità dell'essere umano e che seguendo tale esempio altri possono metterle in atto, questo significa che non sa vincere.

Un bambino dovrebbe essere educato a saper vincere, difficile quando i genitori vogliono che sia "il Migliore"

Il risultato è che quando i riflettori si spengono e gli applausi cessano, queste persone ritengono che la loro vita sia finita.

La competizione e l'agonismo sono naturali.

Se così non fosse l'umanità sarebbe piatta come un gregge di pecore.

Il barone Pierre de Coubertin con il suo slogan "l'importante è partecipare, non vincere", ha dato il peggior contributo allo sport.

E' lo stesso che viene usato in certi uffici pubblici, modificato così: "l'importante non è ottenere un prodotto, ma essere qui sul posto di lavoro", e i risultati che si ottengono li conosciamo.
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